La Giunta Regionale della Lombardia privatizza l’acqua

La Giunta Regionale della Lombardia privatizza l’acqua – sabato 13 novembre tutti a manifestare davanti al Pirellone!

Nonostante la mobilitazione dei Comitati Acqua della Lombardia e le oltre 7 mila e-mail inviate ieri agli Assessori regionali, oggi pomeriggio la Giunta della Regione Lombardia ha approvato il  Progetto di Legge sulla gestione dell’acqua, che di fatto consegnerà ai privati la gestione dell’acqua di tutta la Lombardia!

La Giunta Formigoni con la solita mistificazione respinge le accuse di privatizzazione, intitolando il proprio comunicato stampa (che potete leggere qui sotto): “Riforma del servizio idrico: l’acqua rimane un bene pubblico”.

La verità è invece che l’affidamento della gestione dei servizi idrici (che nel comunicato appare solo alla fine con 2 righe) avverrà secondo i dettami del Decreto Ronchi, cioè tramite gara europea o tramite società miste pubblico-private, quindi di fatto sarà una vera e propria svendita degli acquedotti ai privati e alle multinazionali!

Inoltre le competenze in materia di servizio idrico vengono consegnate alle Province (ma resta l’ATO della città di Milano, ) e pertanto sottratte ai Comuni, i quali si dovranno accontentare di esprimere un parere alla loro Provincia.

Il progetto di legge passa ora al vaglio del Consiglio Regionale, che dovrà votarlo il prossimo 23 novembre.

L’invito è quindi quello di partecipare numerosi sabato 13 novembre (dalle ore 10) alla manifestazione a Milano in piazza Duca D’Aosta (Pirellone), organizzata dal Coordinamento Regionale dei Comitati Acqua, col sostegno della Cgil Lombardia.


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Riforma del servizio idrico: l’acqua rimane un bene pubblico

26 ottobre 2010

(Ln – Milano,) L’acqua è e rimane un bene pubblico, le tariffe non aumentano, le Province assumono le competenze delle ex AATO (Autorità  di Ambito Territoriale Ottimale) e i Comuni vanno ad acquisire un ruolo di fondamentale importanza all’interno della Consulta nella quale saranno inseriti. Questi, in sintesi, i contenuti del Progetto di legge di riforma del Servizio idrico integrato, approvato dalla Giunta regionale lombarda, su proposta del presidente Roberto Formigoni, di concerto con l’assessore all’Ambiente, Energia e Reti Marcello Raimondi. Il testo, prima di essere definitivamente trasformato in legge, dovrà  passare al vaglio del Consiglio regionale.

L’intervento legislativo, che è nato da un lungo e serio confronto con i Comuni e le Province durato tutta l’estate, si è reso necessario per adeguare l’organizzazione del Servizio idrico integrato agli obblighi normativi che derivano dalle nuove disposizioni statali e dalle sentenze della Corte costituzionale: “Prima di tutto – ha spiegato Raimondi – dalla legge nazionale 42/2010, la finanziaria dello scorso anno, che ha decretato la soppressione – a partire dal 1 gennaio 2011 – delle AATO e ha imposto l’obbligo di attribuire le loro funzioni ad altri soggetti, da individuarsi con legge regionale”.

“Senza di questo – ha aggiunto l’assessore – si arriverebbe alla paralisi dei servizi idrici, perchè gli eventuali atti adottati dalle ex AATO, dal 2011, saranno illegittimi e come tali perseguibili. Compreso il pagamento degli stipendi ai dipendenti”. La legge non è dunque un’attuazione del cosiddetto “decreto Ronchi”, come falsamente sostenuto da alcuni. Il progetto di legge fa anche chiarezza circa due sentenze della Corte Costituzionale: la 307/2009 e la 142/2010. A questo punto la Regione ha scelto di attribuire le funzioni amministrative delle soppresse AATO alle Province e, limitatamente all’ambito della città  di Milano, al Comune.

La riforma in pillole:

1) LA GESTIONE TRAMITE L’UFFICIO D’AMBITO DELLA PROVINCIA – L’organizzazione del servizio idrico integrato sarà  gestita dalle Province tramite una struttura apposita, l’Ufficio d’Ambito, costituito come Azienda speciale (cioè soggetto dotato di personalità  giuridica), che può operare con una contabilità  separata rispetto a quella della Provincia e pertanto non influire sul Patto di Stabilità  di quest’ultima.

L’istituzione dell’azienda speciale deve avvenire “senza aggravio di costi per l’ente locale”. Gli incarichi di presidente, consigliere e revisore dei conti devono essere svolti a titolo meramente onorifico e gratuito. Un’importante novità  riguarda i rapporti di lavoro: saranno infatti garantite le condizioni contrattuali, collettive e individuali, in godimento. Per assicurare un coinvolgimento concreto ed operativo dei Comuni nell’organizzazione del servizio, nel CdA dell’Azienda speciale deve essere garantita una rappresentanza significativa (di maggioranza, cioè almeno 3 consiglieri su 5) dei Comuni dell’ambito.

2) LA CONSULTA DEI COMUNI – Come detto, i Comuni avranno un ruolo di primo piano, grazie anche alla costituzione della Consulta: ne faranno parte tutti i sindaci dei Comuni dell’ambito. La Consulta deve rendere un parere preventivo e obbligatorio su tutti gli atti della Provincia relativi alla pianificazione d’ambito e alla determinazione della tariffa.

3) LA SOCIETA’ PATRIMONIALE – Gli enti locali hanno la facoltà  di costituire una società  patrimoniale (proprietaria delle reti), cui spettano le funzioni di progettazione preliminare per nuovi interventi programmati dal Piano d’Ambito, le attività  di collaudo delle nuove infrastrutture e l’affidamento del servizio. Il nuovo modello di società  patrimoniale è coerente con la sentenza della Corte Costituzionale n. 307/2009, che ha dichiarato incostituzionale il modello regionale di separazione tra gestione delle reti ed erogazione del servizio. Infatti le società  patrimoniali non svolgeranno compiti connessi alla gestione delle reti, che restano di competenza esclusiva del gestore unico affidatario del servizio.

La società  patrimoniale potrà  reperire risorse economiche a tasso agevolato, come è possibile a soggetti pubblici, mettendole poi nella disponibilità  del soggetto realizzatore degli investimenti e delle manutenzioni straordinarie delle reti e degli impianti, che ne hanno grande necessità . Ciò consentirà  di tenere le tariffe a carico dell’utente a livelli più bassi.

4) L’ESAME REGIONALE DEL PIANO D’AMBITO – Prima della loro approvazione, i Piani d’Ambito dovranno essere inviati alla Regione, che ne verifica la coerenza con gli atti di programmazione e pianificazione regionale (Piano di tutela delle acque e Piano di distretto di bacino). Tutto ciò consentirà  alla Regione di esercitare le proprie competenze in materia di tutela della salute e del governo del territorio, soprattutto a fronte delle diffuse criticità del servizio di depurazione delle acque reflue sul territorio regionale.

5) L’AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO E LE TARIFFE – Il servizio si prevede sia affidato ad un unico gestore per ogni ambito, in modo da poter meglio beneficiare della grandezza del soggetto, per ottenere maggiori economie di scala nella gestione del servizio, specialmente nel settore degli investimenti e, quindi, ridurne l’impatto sulle tariffe.

“Chi dunque grida a un presunto ‘scandalo privatizzazione’ – conclude Raimondi – altro non fa che seminare falsi allarmi. In Lombardia l’acqua resta un bene pubblico”.

(Lombardia Notizie)

La Giunta Regionale della Lombardia privatizza l’acqua – sabato 13 novembre tutti a manifestare davanti al Pirellone!
Nonostante la mobilitazione dei Comitati Acqua della Lombardia e le oltre 7 mila e-mail inviate ieri agli Assessori regionali, oggi pomeriggio la Giunta della Regione Lombardia ha approvato il Progetto di Legge sulla gestione dell’acqua, che di fatto consegnerà ai privati la gestione dell’acqua di tutta la Lombardia!
La Giunta Formigoni con la solita mistificazione respinge le accuse di privatizzazione, intitolando il proprio comunicato stampa (che potete leggere qui sotto): Riforma del servizio idrico: l’acqua rimane un bene pubblico”.

La verità è invece che l’affidamento della gestione dei servizi idrici (che nel comunicato appare solo alla fine con 2 righe) avverrà secondo i dettami del Decreto Ronchi, cioè tramite gara europea o tramite società miste pubblico-private, quindi di fatto sarà una vera e propria svendita degli acquedotti ai privati e alle multinazionali!

Inoltre le competenze in materia di servizio idrico vengono consegnate alle Province (ma resta l’ATO della città di Milano, ) e pertanto sottratte ai Comuni, i quali si dovranno accontentare di esprimere un parere alla loro Provincia.

Il progetto di legge passa ora al vaglio del Consiglio Regionale, che dovrà votarlo il prossimo 23 novembre.

L’invito è quindi quello di partecipare numerosi sabato 13 novembre (dalle ore 10) alla manifestazione a Milano in piazza Duca D’Aosta (Pirellone), organizzata dal Coordinamento Regionale dei Comitati Acqua, col sostegno della Cgil Lombardia.
Riforma del servizio idrico: l’acqua rimane un bene pubblico
26 ottobre 2010
(Ln – Milano,) L’acqua è e rimane un bene pubblico, le tariffe non aumentano, le Province assumono le competenze delle ex AATO (Autorità di Ambito Territoriale Ottimale) e i Comuni vanno ad acquisire un ruolo di fondamentale importanza all’interno della Consulta nella quale saranno inseriti. Questi, in sintesi, i contenuti del Progetto di legge di riforma del Servizio idrico integrato, approvato dalla Giunta regionale lombarda, su proposta del presidente Roberto Formigoni, di concerto con l’assessore all’Ambiente, Energia e Reti Marcello Raimondi. Il testo, prima di essere definitivamente trasformato in legge, dovrà passare al vaglio del Consiglio regionale.

L’intervento legislativo, che è nato da un lungo e serio confronto con i Comuni e le Province durato tutta l’estate, si è reso necessario per adeguare l’organizzazione del Servizio idrico integrato agli obblighi normativi che derivano dalle nuove disposizioni statali e dalle sentenze della Corte costituzionale: “Prima di tutto – ha spiegato Raimondi – dalla legge nazionale 42/2010, la finanziaria dello scorso anno, che ha decretato la soppressione – a partire dal 1 gennaio 2011 – delle AATO e ha imposto l’obbligo di attribuire le loro funzioni ad altri soggetti, da individuarsi con legge regionale”.

“Senza di questo – ha aggiunto l’assessore – si arriverebbe alla paralisi dei servizi idrici, perché gli eventuali atti adottati dalle ex AATO, dal 2011, saranno illegittimi e come tali perseguibili. Compreso il pagamento degli stipendi ai dipendenti”. La legge non è dunque un’attuazione del cosiddetto “decreto Ronchi”, come falsamente sostenuto da alcuni. Il progetto di legge fa anche chiarezza circa due sentenze della Corte Costituzionale: la 307/2009 e la 142/2010. A questo punto la Regione ha scelto di attribuire le funzioni amministrative delle soppresse AATO alle Province e, limitatamente all’ambito della città di Milano, al Comune.

La riforma in pillole:
1)LA GESTIONE TRAMITE L’UFFICIO D’AMBITO DELLA PROVINCIA – L’organizzazione del servizio idrico integrato sarà gestita dalle Province tramite una struttura apposita, l’Ufficio d’Ambito, costituito come Azienda speciale (cioè soggetto dotato di personalità giuridica), che può operare con una contabilità separata rispetto a quella della Provincia e pertanto non influire sul Patto di Stabilità di quest’ultima.

L’istituzione dell’azienda speciale deve avvenire “senza aggravio di costi per l’ente locale”. Gli incarichi di presidente, consigliere e revisore dei conti devono essere svolti a titolo meramente onorifico e gratuito. Un’importante novità riguarda i rapporti di lavoro: saranno infatti garantite le condizioni contrattuali, collettive e individuali, in godimento. Per assicurare un coinvolgimento concreto ed operativo dei Comuni nell’organizzazione del servizio, nel CdA dell’Azienda speciale deve essere garantita una rappresentanza significativa (di maggioranza, cioè almeno 3 consiglieri su 5) dei Comuni dell’ambito.

2)LA CONSULTA DEI COMUNI – Come detto, i Comuni avranno un ruolo di primo piano, grazie anche alla costituzione della Consulta: ne faranno parte tutti i sindaci dei Comuni dell’ambito. La Consulta deve rendere un parere preventivo e obbligatorio su tutti gli atti della Provincia relativi alla pianificazione d’ambito e alla determinazione della tariffa.

3) LA SOCIETÀ PATRIMONIALE – Gli enti locali hanno la facoltà di costituire una società patrimoniale (proprietaria delle reti), cui spettano le funzioni di progettazione preliminare per nuovi interventi programmati dal Piano d’Ambito, le attività di collaudo delle nuove infrastrutture e l’affidamento del servizio. Il nuovo modello di società patrimoniale è coerente con la sentenza della Corte Costituzionale n. 307/2009, che ha dichiarato incostituzionale il modello regionale di separazione tra gestione delle reti ed erogazione del servizio. Infatti le società patrimoniali non svolgeranno compiti connessi alla gestione delle reti, che restano di competenza esclusiva del gestore unico affidatario del servizio.

La società patrimoniale potrà reperire risorse economiche a tasso agevolato, come è possibile a soggetti pubblici, mettendole poi nella disponibilità del soggetto realizzatore degli investimenti e delle manutenzioni straordinarie delle reti e degli impianti, che ne hanno grande necessità. Ciò consentirà di tenere le tariffe a carico dell’utente a livelli più bassi.

4) L’ESAME REGIONALE DEL PIANO D’AMBITO – Prima della loro approvazione, i Piani d’Ambito dovranno essere inviati alla Regione, che ne verifica la coerenza con gli atti di programmazione e pianificazione regionale (Piano di tutela delle acque e Piano di distretto di bacino). Tutto ciò consentirà alla Regione di esercitare le proprie competenze in materia di tutela della salute e del governo del territorio, soprattutto a fronte delle diffuse criticità del servizio di depurazione delle acque reflue sul territorio regionale.

5) L’AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO E LE TARIFFE – Il servizio si prevede sia affidato ad un unico gestore per ogni ambito, in modo da poter meglio beneficiare della grandezza del soggetto, per ottenere maggiori economie di scala nella gestione del servizio, specialmente nel settore degli investimenti e, quindi, ridurne l’impatto sulle tariffe.

“Chi dunque grida a un presunto ‘scandalo privatizzazione’ – conclude Raimondi – altro non fa che seminare falsi allarmi. In Lombardia l’acqua resta un bene pubblico”.

(Lombardia Notizie)

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