E’ QUEST’ACQUA QUA (5)

ONU : 22 marzo Giornata Mondiale dell’Acqua

Il diritto all’acqua è un emergenza vitale per tutti gli esseri viventi e la lotta alla riduzione delle risorse del pianeta deve vedere impegnati tutti i popoli

IL CANALE VILLORESI : quando nel canale scorre l’acqua del fiume Ticino l’aspetto  delle zone che attraversa ne guadagna in bellezza.Questo nonostante uno stato di degrado che risulta evidente specie quanto il canale è in asciutta.L’alveo del canale punteggiato da detriti che in parte sono asportati solo dall’arrivo dell’acqua,la pista ciclabile che a pochi anni dalla realizzazione presenta già segni di vandalismo o di usura precoce .


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E’QUEST’ACQUA QUA (4)

ONU : 22 marzo Giornata Mondiale dell’Acqua

Il diritto all’acqua è un emergenza vitale per tutti gli esseri viventi e la lotta alla riduzione delle risorse del pianeta deve vedere impegnati tutti i popoli

I FIUMI DI SENAGO :LOMBRA +CISNARA = PUDIGA

Due corsi d’acqua che si uniscono a poche decine di metri dal Canale Scolmatore e continuano il loro corso verso Bollate. Nell’area di Senago attraversano aree ancora verdi in parte boscate/agricole ,scorrono in parte nel centro abitato e prossimi a  zone  vicino industriali/artigianali .Qualche foto che ne testimonia aspetti di degrado e  di  ..faticosa sopravvivenza

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E’ QUEST’ACQUA QUA (3)

ONU : 22 marzo Giornata Mondiale dell’Acqua

Il diritto all’acqua è un emergenza vitale per tutti gli esseri viventi e la lotta alla riduzione delle risorse del pianeta deve vedere impegnati tutti i popoli

I ‘FIUMI DI SENAGO’ : LA GARBOGERA.

Da Limbiate arriva stretto tra due murate di cemento armato.Poche centinaia di metri stretto tra le case ed il Canale Villoresi e poi un lungo tratto sottoterra sino all’uscita del paese.


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E’ QUEST’ACQUA QUA (2)

ONU : 22 marzo Giornata Mondiale dell’Acqua

Il diritto all’acqua è un emergenza vitale per tutti gli esseri viventi e la lotta alla riduzione delle risorse del pianeta deve vedere impegnati tutti i popoli.

IL CANALE SCOLMATORE NORD OVEST A SENAGO


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E’ QUEST’ACQUA QUA (1)

ONU : 22 marzo Giornata Mondiale dell’Acqua

Il diritto all’acqua è un emergenza vitale per tutti gli esseri viventi e la lotta alla riduzione delle risorse del pianeta deve vedere impegnati tutti i popoli

IL TORRENTE SEVESO A PALAZZOLO IN CORRISPONDENZA DELLA PRESA DEL CANALE SCOLMATORE NORD OVEST

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Allarme Rosso, AIPO si muove

Da settimana scorsa nei prati intorno al canale scolmatore in zona Via De Gasperi è attiva una perforatrice cingolata, un macchinario per effettuare dei carotaggi nel terreno.

Perforatrice Cingolata

I carotaggi vengono effettuati per scoprire l’esatta composizione del terreno alle diverse profondità. Questo tipo di indagine è necessaria per evitare di trovarsi di fronte a qualche sorpresa. Infatti è proprio in questo pratone, in prossimità del canale scolmatore che intendono scavare fino alla profondità di 32 metri per realizzare un enorme invaso da riempire con oltre un milione di metri cubi di acqua inquinata del Seveso.

Carotaggi del terreno

Ai limiti della pista ciclabile lungo il CSNO, in direzione del campo volo di Castellazzo, appena prima del ponticello sul Pudiga è possibile vedere i contenitori riempiti con la terra raccolta alle diverse profondità. Ed è possibile leggere :

Comm. AIPO    Loc. SENAGO    Sond. S5    Cassa 1        0-5m
Comm. AIPO     Loc. SENAGO     Sond. S5     Cassa 2     5-10m
Comm. AIPO     Loc. SENAGO     Sond. S5     Cassa 3     10-15m

 

Ora è il momento di alzare il livello di attenzione, tutti i cittadini devono essere coscienti che se non ci si muove i lavori per la realizzazione delle vasche a brevissimo inizieranno, infatti la mancanza di un organo politico in Regione Lombardia ha permesso una brusca accelerazione dei lavori da parte dei tecnici.

Il COMITATO SENAGO SOSTENIBILE rinnova l’invito a tutti i partiti ed a tutte le associazioni affinché la mobilitazione contro la realizzazione delle vasche sia la più ampia possibile, noi siamo disponibili alla collaborazione con chiunque sia in grado di raggiungere gli abitanti di Senago.

E’ giunto il momento di far sentire la nostra protesta.

A proposito del Pudiga, ecco un foto che evidenzia lo stato di abbandono in cui versa. Noi siamo sicuri che qualche anno dopo la realizzazione delle vasche a Senago, in barba a tutte le promesse e a tutti i rendering, anche le sponde delle vasche si presenteranno nelle stesse condizioni di degrado.

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Proposte Alternative al CANALONE e alle VASCHE – parte 1

A noi piacerebbe che il progetto per il riassetto idrico del Seveso potesse avere un approccio simile a quello che in Germania hanno avuto per risolvere il problema della Ruhr. Hanno pensato di realizzare qualcosa che nel futuro potesse avere un valore -non buchi o colate di cemento-, sono intervenuti per risolvere i problemi, ma anche per valorizzare il territorio. Noi siamo convinti che i problemi vadano risolti, e non “posticipati”, prova ne è il “Canale Scolmatore di Nord Ovest”, realizzato per risolvere il problema delle esondazioni, in realtà il progetto è servito solo a posticipare di qualche decennio il problema. Dal 2005 ad oggi ci sono state ben 6 esondazioni a Niguarda con il Seveso chiuso e completamente deviato nel CSNO all’altezza di Palazzolo.
Non ha alcun senso realizzare delle opere che non siano quanto di più risolutivo e moderno nel momento in cui si realizzano, non ha alcun senso realizzare ipotetici studi con portata “a 100 anni” per poi fare finta di niente e dimenticarsi del problema.
Il nostro invito, dopo aver letto ed approfondito gli articoli e dopo avere visto le immagini, è quello di chiudere per qualche secondo gli occhi e ripassare mentalmente le immagini del canale scolmatore, delle cave di Senago, del torrente Seveso.

La Storia

Emscher park è una vasta area della Ruhr in corso di radicale trasformazione con l’obiettivo principale di realizzare un parco naturalistico. Buona parte delle opere previste sono già realizzate. Il coordinamento progettuale è stato svolto dal 1991 al 1999 da IBA Emscher Park, società di consulenza creata con lo scopo di realizzare una progettazione partecipata con i numerosi gruppi sociali e imprenditoriali presenti nell’area.

La precedente omogeneità industriale dell’area ha consentito di superare eventuali discordanze tra le varie comunità. L’immagine industriale è stata rovesciata in immagine paesaggistica: il paesaggio, la trasformazione della sua immagine, ha agito sui desideri dell’intera popolazione dell’Emscher facendo crescere la volontà delle diverse comunità locali di inserirsi nel processo di riqualificazione.

Il Parco Paesaggistico dell’Emscher ricopre un’area di circa 320 Kmq, che rappresenta più di un terzo della superficie complessiva della regione della Ruhr (800 Kmq).

Dalla metà del 1800 il distretto Ruhr divenne una delle più importanti aree produttive d’Europa, specializzata nell’attività estrattiva e siderurgica. Nel giro di poco più di un secolo gli abitanti passarono da circa 300 mila nel 1820, a 5,7 milioni nel 1965; le miniere esistenti arrivarono ad estrarre circa 124 milioni di tonnellate di carbone l’anno.

Tra il 1960 e il 1980 l’area ha subito un rovinoso declino industriale lasciando dietro di sé una profonda crisi sociale, con un elevatissimo tasso di disoccupazione, un grave inquinamento della terra e delle falde acquifere, edifici industriali dismessi.

Cosituzione di IBA Emscher Park

Il Land, il governo regionale del Nordrhein-Westfalen, ha istituito IBA Emscher Park per affrontare il complesso tema della riqualificazione dell’area.

IBA (Mostra Internazionale di costruzioni e architettura) si è profondamente innovata nella sua natura giuridica e organizzativa per poter affrontare un compito tanto complesso

L’IBA Emscher Park è una società a responsabilità limitata, sottoposta all’autorità di un collegio sindacale, composta di un consiglio di amministrazione (rappresentanti della politica, dell’economia, dei sindacati e delle associazioni ambientaliste) e da un comitato di coordinamento (ministro dell’urbanistica e dei trasporti, rappresentanti della regione, dei comuni principali, degli ordini professionali e da singoli professionisti. Il personale è composto da trenta dipendenti guidati da un direttore esecutivo e da sei direttori scientifici specializzati per ogni area d’intervento. La sede della società fu collocata nell’area.

L’aspetto rilevante che ne fa una “buona pratica” è che L’IBA non ha avuto potere giuridico-legale nè ha distribuito finanziamenti, né si è costituita come autorità per la pianificazione. Si è configurata come un’agenzia di consulenza, ha svolto il ruolo di programmatore concertativo e partecipativo mettendo allo stesso tavolo gruppi sociali, gruppi ambientalisti, progettisti, imprenditori.

L’avvio del programma di lavoro, fu varato dal governo del “Land”, invitando le diverse parti sociali a presentare progetti, idee ed opinioni riguardanti l’area. Essi provenivano dalle diverse città della regione, da studi associati di ingegneria, architettura, gruppi di studenti, associazioni ambientaliste e da gruppi di cittadini interessati all’argomento. Di 350 progetti presentati oltre 70 sono stati inseriti nel programma, evidenziando il ruolo di consulenza concertativa dell’IBA.

Il programma è stato suddiviso in sette linee d’intervento (o progetti guida).
1: il parco paesaggistico dell’Emscher
2. il riassetto del sistema idrogeologico dell’Emscher
3: il recupero del canale Rhein-Hern
4: monumenti industriali come testimonianze storiche
5: lavorare nel parco
6: edilizia residenziale
7: nuove proposte per attività sociali e culturali

vai all’articolo…

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CON GLI OCCHI PUNTATI AL PASSATO

Sfogliando la documentazione disponibile sul sito comunale e relativa  al PGT (ovvero il Piano di Governo del Territorio) riferito a Senago fa un certo effetto la piantina del paese risalente al 1969 e che si vede qui sotto.

In alto a sinistra si nota uno svincolo stradale di una sorta di superstrada che da Milano girando intorno a Senago proseguiva verso nord ovest. Erano i tempi in cui il futuro lo si pianificava a misura d’auto . Oggi ….è lo stesso

La superstrada è rimasta sulla carta (qualcosa forse rimane nei dintorni della città satellite).Per Senago oltre al grande  svincolo in alto se ne intuisce un altro nell’area Isolino o dintorni.Il presente ci mostra che quanto  ipotizzato nel passato ha trovato parziale realizzazione come  SP 119  aprendo una grossa cicatrice nel Parco Groane  dalla Rotonda De Gasperi al forno Hoffman e poi verso Garbagnate.

Il prossimo pezzo ,la tangenziale sud, dovrebbe fare lo slalom da Rotonda De Gasperi attraverso il rione Papa Giovanni ed approdare ad una rotonda in Via Farini in quel di Cascina Nuova.Un pò nel mezzo di nulla in quanto ben lontani da arterie quali la ex statale dei Giovi (che diventerà qualcosa di diverso vista l’intenzione di realizzare la tranvia in mezzo alla sede stradale) e verso est Paderno con la sua via di scorrimento che taglia in due il paese e arriva alla Milano Meda Lentate.

Avremo quindi :

un altro pezzo di strada (magari  ’abbellito’ in forma di park-way visto che taglierebbe aree non edificate e forse verdi) che gira attorno al paese consumando un altro bel pò di suolo (magari con un corredo di parcheggi ed ulteriori strade di accesso)

-una capacità di snellire un traffico locale che la viabilità locale (se integrata con ciclabili e marciapiedi adeguati) potrebbe continuare a gestire senza incentivare l’uso dell’auto anche per spostamenti di poche centinaia di metri.

-una capacità di ATTIRARE TRAFFICO  (più che altro di transito) togliendo Senago da quell’isolamento (dato dall’assenza di grosse arterie di traffico e strade ferrate) che potrebbe conservargli un futuro da paese non tutto cementificato .

Il disegno(tratto dai documenti citati ad inizio articolo) qui sotto riporta in color fucsia tratteggiato il tracciato della Tangenziale ‘attorno’ a Senago

Viene da chiedersi il perché e se non esistano altri modi di conciliare la mobilità col territorio senza tappezzarlo di strade la cui necessità non è così evidente.

Evitando di realizzare questo ulteriore pezzo di tangenziale  di Senago (sia pure denominato SP119) già un intervento più limitato sulla viabilità esistente verso sud permetterebbe di  indirizzare il traffico verso la SP46 Rho-Monza che è una strada  priva di incroci (se escludiamo due anacronistiche rotonde a Bollate e  Baranzate ed un innesto con la Milano Meda da rifare speriamo interrato) che connette autostrade,superstrada Milano Meda ,la prossima Pedemontana e la tangenziale nord di Milano. Non va dimenticato che per l’evento Expo la SP46 verrà riqualificata ad uno standard autostradale .

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8 in meno ,così per l’appello dei rimasti si fa prima

La foto ritrae il parchetto di Senago racchiuso dalle vie Padova-Pacinotti-Volta e ristretto dai due parcheggi sull’angolo opposto . Rispetto a qualche giorno fà c’è qualche albero in meno. Il motivo non si sa, magari erano malati e quindi con una motosega sono stati ‘terminati’ . Con 8 in meno c’è il vantaggio che si fa prima a far l’appello per quelli rimasti.

Nella foto entrano  involontariamente alcuni pezzi di ‘colore’ cittadino :

-lo specchio che sovrasta il cartello di divieto d’accesso

-qualche vandalo che si è sfogato sulla staccionata in legno

-i resti di vernice rossiccia e bluastra che ‘evidenziano’ il passaggio pedonale anch’esso sbiadito e ci ricordano il colore politico delle ultime  giunte comunali.

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La nostra posizione sull’allargamento del canale scolmatore nord ovest e le vasche di laminazione previste a Senago .

Avviso : questo articolo è piuttosto lungo …e senza immagini

Senago 18 gennaio 2013

Con la presente il Comitato Senago Sostenibile intende ribadire la propria posizione in relazione ad alcune iniziative quali la proposta di allargamento del Canale Scolmatore Nord Ovest in alternativa alle vasche di laminazione di Senago e l’eventuale localizzazione delle vasche nel sito della cava esistente a sud del quartiere Papa Giovanni.

Prima di addentrarci vorremmo fare alcune brevi premesse che sono alla base del nostro discorso:

1. In primis ci sentiamo di ribadire ancora una volta la nostra totale e intransigente contrarietà alle vasche di laminazione e di conseguenza all’allargamento del CSNO, che sappiamo tutti essere di fatto il primo tassello per la costruzione delle vasche di laminazione sul nostro territorio.

2. Secondo, ancora ad oggi ci domandiamo, e nessuno ci ha risposto, come mai non ci siano proposte alternative prese in esame negli studi di fattibilità.

3. Infine, proprio perché le proposte fatte hanno dei limiti evidenti per stessa ammissioni degli estensori, crediamo che la condizione necessaria e indispensabile per fare ulteriori approfondimenti sia quella di OTTENERE L’IMMEDIATA SOSPENSIONE DI QUALSIASI DECISIONE OPERATIVA sui lavori del CSNO.

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Il Canale Scolmatore Nord Ovest o CSNO fu concepito per scolmare i corsi d’acqua che scolano dalle Groane (fino al nodo idraulico di Vighignolo dove converge nel ramo Olona che scarica il fiume stesso e tramite il deviatore omonimo convoglia le acque) nel Lambro meridionale e/o proseguendo verso il Ticino.

Al progetto CSNO fu aggiunto poi il Seveso per il quale era previsto in origine uno scolmatore ad est per far confluire le acque sempre nel Lambro a nord nord-est di Milano, ma mai realizzato.

Possiamo pensare quindi che il sistema CSNO+Seveso sia andato in “sovraccarico” per quantità e per qualità delle acque.

Con i lavori previsti sembra di capire che vogliono allargarlo per dargli una portata di 60 mc/s (metri cubi al secondo) da Palazzolo al fine di alimentare le vasche da realizzare a Senago e trattenere lì le acque scolmate dal Seveso in attesa che una volta passata la piena si possa con calma per gravità e/o mediante pompe “sollevare le acque” (a 2 mc/s ) ed avviarle nello scolmatore che nel tratto a valle delle vasche (che nel progetto per AIPO sono da 1 milione di metri cubi mentre nella relazione dei lavori del CSNO si passa , con una certa sorpresa, addirittura a 2,2 milioni di mc !!) funzionerà solo in regime transitorio a 30-36 mc/s max e nel regime finale a 25 mc/s (e questo è uno degli obiettivi dello studio che cita i lavori rif MI E 781).

In pratica in questo tratto lo scolmatore CSNO torna a fare quel che doveva fare quando era previsto che scolmasse i corsi d’acqua delle Groane SENZA il Seveso e questo in quanto detti corsi d’acqua (Garbogera, Cisnara, Pudiga, Nirone per citare quelli più prossimi a Senago) arrivano a Milano e con portate di piena non compatibili mal si integrano nel sottosuolo della metropoli.

Per trattenere le acque di questi torrentelli (avendo cura che abbiano un livello di qualità dell’alveo e delle acque buono in linea con quanto le leggi prescrivono) che scorrono in territori anche del Parco Groane si può utilizzare non solo il CSNO ma anche aree golenali per la loro laminazione, ricavate lungo il loro corso dove poter esondare ed in seguito defluire nel proprio alveo e quindi senza bisogno di affluire in un cratere a contatto con la falda quali la vasche prospettate per Senago (meglio definibili discariche liquide vista la qualità delle acque del Seveso).

La proposta di allargare il CSNO per un tratto ulteriore a ovest di Senago – ed offrire una portata in grado di portare i 60 mcs verso ovest rendendo di fatto inutili le vasche a Senago – non pare essere una buona idea.

A prescindere dalla fattibilità, segnare ulteriormente con quella che è una fogna a cielo aperto uno squarcio nel territorio già lacerato è un indecenza e una ferita irreversibile per chi ci vive e chi ci vivrà domani.

Portare acqua da una valle all’altra ( nonostante la percezione sia di essere in pianura ma che come pianura digrada da ovest a est e non viceversa come si fa adesso scolmando dal Seveso nel Lambro meridionale assieme all’Olona e Ticino) è una logica curiosa di risolvere i problemi e rischia di appesantire la situazione idrica intorno all’Olona ed a tutto il Rhodense con il groviglio di Fiera/Expo/raccordi ferroviari-autostradali e stradali.

Una volta che si portano in zona Fiera/Expo e dintorni 60 mc/s di “acqua” queste sono da riversare nel Lambro meridionale (e da qui in Milano) ed in parte sono da far proseguire al Ticino. Se le strutture possono ricevere queste “acque” è una cosa, ma se un evento meteorico importante può coprire un area non solo limitata al Seveso e rende quest’area “ricevente” critica ?? (è già successo -da fonte sky- 26 novembre 2002. Straripano Seveso, Lambro e Olona... )

E’ il caso di “comprarsi” questo problema quando l’obiettivo dichiarato dei lavori previsti è di porre il CSNO in condizione di lavorare , a ovest di Senago, a 25 mcs?

Sembrerebbe molto più ragionevole cercare di risolvere i problemi del Seveso (che ha tra i suoi problemi,il “tappo” che ne limita la portata in entrata a Milano) agendo sull’asse fluviale, ripulendone acque ed alveo, restituendogli il ruolo di fiume e separando quello di collettore fognario e acque di prima pioggia e – come recita lo studio per AIPO in una delle sue parti – “ la laminazione delle portate di piena del corso d’acqua si possa ottenere anche attraverso diversi interventi di contenimento degli afflussi al ricettore naturale,con invasi (ndr; citati come di diverse dimensioni) diffusi nel territorio…tutti utili ad una soluzione globale e risolutiva”.

Il concetto di invasi diffusi si riferisce a molte opere ricavate lungo il corso d’acqua, a modifiche sul territorio che restituiscano ove possibile spazi al fiume e che consentano anche di trattenere sul territorio almeno parte dell’acqua piovana (che possiamo ritenere pulita ed utilizzabile per irrigare e per usi domestici ed altri scopi dove quella potabile non è indispensabile ) senza che fluisca a mescolarsi con gli scarichi ed ad ingrossare la piena nel ricettore.

Avendo meno acqua che contribuisce alla piena perché il territorio è in grado di trattenerla diminuisce l’entità delle opere da realizzare e comunque il tutto è in linea con:

  • quanto le leggi prevedono o dovrebbero prevedere,
  • quanto i piani di governo del territorio di ciascun comune dovrebbero prevedere
  • e con quanto gli studiosi del ramo dibattono in occasione di seminari…sulla gestione sostenibile degli eventi meteorici (salvo poi non applicarli nei progetti tecnici)

Quindi nulla a che vedere con canali da allargare per riempire discariche liquide in forma di crateri tanto profondi da venire a contatto con la falda oppure siti di cava riconvertiti a discariche liquide che per un utilizzo alternativo quando non piove devono essere ripuliti e comunque soggetti ad assidua manutenzione.

Queste ultime righe sono la foto di quanto pare che stia cadendo sulla testa della cittadinanza ovvero i lavori di allargamento e adeguamento del CSNO di imminente avvio e la conseguente realizzazione delle cosiddette vasche di laminazione qui a Senago (alle quali l’allargamento del CSNO è finalizzato) che anche qualora fossero realizzate come singolo intervento farebbero fronte ad eventi meteorici con tempi di ritorno di 2 anni (stando, se ben interpretato, a quanto riportato studio reso disponibile sul sito del comune).

Senago è il comune in cui il Seveso passa (pur restandone abbondantemente fuori dall’area comunale) e nel quale vengono (usando un termine dolorosamente di moda) delocalizzate delle vasche di laminazione/discariche liquide concepite per concorrere a risolvere o quantomeno ad attenuare fenomeni di esondazione del torrente tombinato in area cittadina.

Dalla lettura dello studio Aipo tutti i complessi di vasche di laminazione tranne uno (quello di … Senago) sono per ovvia coerenza posizionati lungo l’asta del Seveso e questo stride con l’esigenza di curare i ‘mali’ del fiume con un intervento urgente a Senago e per il quale occorre anche adeguare il CSNO di cui almeno uno dei ‘mali’ è  ..il Seveso…

Ancora una volta è opportuno sottolineare che per una soluzione del problema pochi invasi di grosse dimensioni non sono da preferire a interventi diffusi (un termine che nelle presentazioni del seminario sulla gestione sostenibile delle acque meteoriche appare ben in evidenza) sull’asta fluviale e sul territorio.

Ultimo ma non meno importante è opportuno rammentarsi che una metropoli come Milano che si ritenga tale (e per tanti aspetti certamente lo è) dovrebbe affrontare il proprio rapporto con i fiumi in un ottica più prossima a quando (già 1000 e più anni fà…) con questi stessi fiumi ‘ci sapeva fare’ trasformandoli con opere idrauliche,navigli e canali in una risorsa e non ora come un problema da confinare nel sottosuolo.

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